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15/05/2007

Un abito per l'Alzheimer

Conoscenza scientifica , forza della fantasia entusiasmo per le sfide impossibili :questi gli ingredienti per un progetto vincente. Il primo e l’unico in Europa



Oggi 15 maggio alle ore 12 presso la sala Piccola Protomoteca si è svolta la premiazione del PROGETTO LINDA:Un abito per l’Alzheimer, concorso - bandito da “Fashion for Good” insieme a “Alzheimer Uniti Roma”, l'Associazione delle famiglie dei malati di Alzheimer e degli operatori dedicati, con il patrocinio dell' Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma e di Alta Roma - che ha coinvolto molti studenti di moda e design della capitale nella presentazione di proposte di capi comodi ed adatti a persone affette dalla malattia di Alzheimer.
Tra le scuole che maggiormente hanno aderito al progetto l’Istituto Europeo di Design di Roma e l’Accademia Koefia.
Ciò che chiedono i malati di alzheimer è dignità e comprensione – ha detto Stefania Giacomini, giornalista RAI e membro di “Fashion for Good”, onlus che promuove azioni sociali nell’ambito della moda che ha moderato la premiazione e il dibattito . “Non a caso il progetto è intitollato Linda ,in ricordo di una paziente alzheimer che oggi non c’è piu’ ma che ha amato molto – ha aggiunto - la sua dignità personale e il suo decoro”.
Presenti il Vicesindaco Mariapia Garavaglia, l'Assessore alle Politiche Sociali Raffaela Milano, la Presidente di Alzheimer Uniti Luisa Bartorelli, Fausto Sarli e Piergiorgio Silvestrin per l’azienda Lydda Wear. Il Presidente di Alta Roma Stefano Dominella assente per motivi di lavoro ,ha inviato uno scritto con cui elogia l’iniziativa e gli studenti che ne hanno preso parte.

Tra il folto pubblico presente in sala l’architetto Benno Simma, direttore dello IED di Roma e Barbara Brocchi, una delle docenti che hanno seguito il progetto.
È stato proiettato anche un video realizzato dallo IED con alcune tra le più significative proposte degli allievi che hanno partecipato al concorso, per dare al pubblico e alla stampa presente in sala la possibilità di verificare concretamente le idee scaturite dalle giovani menti, che sono state così sensibili al progetto.

‘Bisogna dare spazio a questo tipo di progetti – ha detto il vicesindaco Maria Pia Garavaglia .faciitano al grande pubblico la conoscenza di malattie come l’Alzheimer che impediscono una vita normale e danno voce alle famiglie e alle associazioni che si prendono cura di questi tipi di pazienti .
L’elemento vincente del progetto - ha detto il Vicesindaco - è che iniziative come queste siano seguite dai giovani, il nostro futuro, le nostre speranze. Un modo per avvicinare e sensibilizzare le nuove generazioni ad un mondo che non necessariamente deve essere glamour, smentendo così il luogo comune secondo il quale i giovani sono distanti o indifferenti a questi tipi di problemi. Ha auspicato la stesura di un libro su questa bella avventura ed ha annunciato la volontà di fare una sfilata ispirata ai progetti dei ragazzi per la prossima edizione di Alta Roma.

Della stessa opinione è l'Assessore alle Politiche Sociali Raffaela Milano, il cui intervento si è concentrato sul ruolo delle Istituzioni nel sociale. La Milano ha riportato i numerosi esempi che il Comune di Roma ha patroci0nato: il progetto di sartoria delle detenute di Rebibbia del 2004 seguito da Alta Roma e dall’Istituto Europeo di Design, il progetto Roxanne di questo anno che ha coinvolto le vittime , provenieiti dai paesi dell’est europeo dello sfruttamento sessuale.
L’Assessore Milano ha ribadito l’importanza dei servizi sociosanitari, che devono essere continui ed il più possibile vicini al malato come ad esempio centri a favore dei malati e delle loro famiglie. L’obiettivo del Comune di Roma è di creare un centro di sollievo per ogni municipio

Luisa Bartorelli, Presidente di Alzheimer Uniti, ha elogiato il taglio dei progetti e ha proposto di portare sia gli studenti protagonisti del progetto sia i relativi prototipi al convegno sull’Alzheimer che si ripeterà nel mese di Settembre.

Ospite d’eccezione della mattinata, Fausto Sarli, un nome importante della moda italiana, il cui contributo di oggi è stato fondamentale per la formazione degli studenti presenti in sala. Sarli ha parlato dell’amore della moda e della grande passione necessaria per iniziare una carriere in questo settore, che può offrire, come nel caso in questione, spunti di lavoro che vanno al di là del mondo patinato delle griffe.

Ha chiuso il dibattito Piergiorgio Silvestrin, titolare della Lydda Wear, azienda di abbigliamento per disabili e che tratta più di cento patologie invalidanti e che rappresenta l’unica ditta in Italia e forse in Europa, a realizzare abiti per chi è affetto da un qualche handicap.

A questi interventi è seguita la premiazione dei progetti, realizzati dall’Istituto Europeo di Design.
97 studenti dei corsi di Fashion Design e Industrial Design sono stati divisi in 18 gruppi di lavoro, coordinati dai docenti Barbara Brocchi, Giovanna Zinghi, Carlo Maria Sambati e dal Direttore di IED Design Stefano Cassio.

Il primo classificato è il progetto Caldi Abbracci, realizzato dagli studenti Ayca Ak, Bagella Giulia e Alexia Del Toro del corso di Fashion Design e Stefano Pistilli e Felice Strippoli del corso di Industrial Design.Q Questi giovani hanno visto realizzata concretamente la loro proposta da parte della Lydda Wear: il prototipo di una mantella pratica ed elegante con l’utilizzo anche di cinture con velcro.
La commissione ha ritenuto di assegnare il primo premio a questo al progetto riconoscendo il valore intrinseco del design che accomuna le esigenze di stile e di bellezza di ogni persona, anche non affetta dalla malattia, con un paziente colpito dall'alzheimer, che presenta necessità specifiche e particolari riguardo a movimento, sensorialita' e rapporti col mondo esterno. É piaciuto anche il titolo, che richiama i bisogni affettivi di tali pazienti, avendo dimostrato, anche così, gli autori del progetto di aver compreso e partecipato attivamente ai dettami degli esperti.

Il secondo classificato è il progetto Code, realizzato dagli studenti Chiara Leto, Simona Rossi, Federica Dalfiume del Davide Sale, Anna Lothman del corso di Fashion Design e Davide Sale e Anna Lothman del corso di Industrial Design.
La commissione ha riconosciuto l’originalià della proposta che applica nuove tecnologie come led luminosi e altro, a capi che risultano facilmente indossabili, venendo incontro sia all'esigenza di estrema praticita’ che questi capi devono avere, sia a una funzione di stimolazione, sempre necessaria per pazienti affetti da alzheimer.
Inoltre è degna di menzione l’idea di inserire nel progetto un armadio che faciliti la sequenza di vestizione attraverso i codici.

Il terzo classificato è il progetto Circle, realizzato dagli studenti Isabella Di Blasi, Valentina Fois, Sara Suardi del corso di fashion Design e Filippo Caputo e Tullio Alberto Chirò del corso di Indiustrial Design
La commissione ha riconosciuto l’impegno nella ricerca dei nuovi tessuti nell’ottica indicata dalla associazione Alzheimer e dalla Lydda Wear nelle loro indicazioni, per quanto riguarda l'estrema praticità per il malato e la sua stimolazione sensoriale, nonchè la facile manutenzione dei capi per i familiari.

Una menzione particolare è stata assegnata allo stesso gruppo, che ha ideato Support una coperta multiuso: la commissione ha riconosciuto l’impegno di questi giovani studenti e l’originalità dell’idea relativa a un presidio che potrebbe essere adottato dai caregiver nel seguire quotidianamente i pazienti non più autonomi.

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